Alcuni sviluppatori, scavando nella documentazione dell’ultima SDK (beta 3) per l’Apple iPad, hanno trovato conferma della presenza, nel piccolo tablet della Mela, di un chip grafico PowerVR SGX della stessa famiglia di quelli presenti negli iPhone 3G S e negli iPod Touch di ultima generazione. Sebbene si parli della stessa famiglia, non si sa esattamente se si tratti del medesimo chip o di una versione più o meno potente dello stesso.
Di seguito un estrapolato della documentazione SDK Apple tradotto in italiano:
Usare OpenGL ES sull’iPad è identico ad utilizzare OpenGL ES su altri dispositivi dotati di OS iPhone. Un iPad è un dispositivo PowerVR SGX e supporta le stesse funzioni degli altri dispositivi SGX. Tuttavia, siccome il processore, l’architettura della memoria e le dimensioni dello schermo sono differenti per iPad, dovreste sempre testare il codice su un dispositivo iPad prima di distribuirlo, per assicurare che le prestazioni rispecchino i vostri requisiti.
Quanto si evince da queste poche righe è che ci si può attendere prestazioni 3D simili a quelle dell’iPhone 3G S. Apple ha fortemente investito nel progetto A4, realizzato all’interno della stessa casa di Cupertino, combinando il PowerVR SGX, prodotto da Imagination Technologies, e un processore ARM da 1 GHz, in un singolo componente.
Si parla di ben un miliardo di dollari di investimento per sviluppare il chipset per l’iPad e, stando alle ultime voci di corridoio, la Mela non sarebbe intenzionata a limitarne l’utilizzo al solo tablet PC ma sarebbe invece pronta a sviluppare nuovi prodotti che possano sfruttarne la tecnologia.
Sebbene non si sappia precisamente in quali dispositivi sarà implementato l’A4, si potrebbero ipotizzare una nuova Apple TV o portatili più piccoli e leggeri che vadano a sconfinare nel territorio dei netbook. Pare tuttavia plausibile che anche il prossimo iPhone 4G beneficerà del nuovo chipset.
Si tratta di un possibile scenario futuro di frammentazione insolita per le politiche di Apple, che potrebbe, da un lato far conquistare nuovi settori di mercato, ma dall’altro rendere più difficile la vita ai programmatori, e causare un calo delle prestazioni del software, che sarebbe realizzato non più soltanto per essere compatibile con una configurazione hardware ben definita, ma con più piattaforme differenti.
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