Il logo del formato Micro 4:3 Le fotocamere denominate reflex sono tuttora sinonimo di qualità e professionalità, ma il formato su cui si basano è vecchio ormai di 70 anni e, pur essendosi adattato senza sforzo alla rivoluzione digitale, comincia a mostrare i segni dell’età. In molti credono che il mercato sia pronto per l’introduzione di un nuovo standard, più efficiente, più tecnologico e al passo coi tempi.

Sviluppato da un consorzio che comprede nomi storici della fotografia come Olympus e giganti della tecnologia come Panasonic, il formato Micro 4:3 ambisce proprio a quel ruolo di innovatore, e comincia abbattendo quello che è ormai il principale difetto delle attuali fotocamere a lenti intercambiabili: le dimensioni.

Tutte le reflex contengono al loro interno uno specchio inclinato a 45° che, oltre a dare il nome alla categoria, consente di vedere, attraverso il mirino ottico, esattamente la stessa immagine che sarà catturata dal sensore (o dalla pellicola) al momento dello scatto. Una caratteristica preziosa, che però ha un grosso impatto sulle dimensioni minime che la macchina può avere. La grande rivoluzione del formato Micro 4:3 consiste proprio nell’eliminare questo specchio, una cosa che sembra semplice a dirsi, ma che ha richiesto anni di studi e progettazione perché fosse possibile realizzarla senza un impatto significativo sulle prestazioni e sulle funzionalità della fotocamera.

Sono nate così la Panasonic G1/GH1 e la Olympus E-P1, due fotocamere dall’approccio molto differente tra loro, ma unite dalle dimensioni estremamente ridotte e dall’alto tasso tecnologico. La prima ricorda una reflex, ma ha dimensioni più contenute della più piccola in circolazione! La seconda sembra una compatta, ma offre una qualità dell’immagine da reflex (grazie al sensore di grandi dimensioni) e consente di usare obiettivi intercambiabili. Un grande traguardo per un’industria come quella della fotografia, in cui i principali “giocatori” (Canon e Nikon) introducono novità reali con il contagocce, lasciando agli “outsider” il compito di rischiare.

Il grande successo commerciale dei due modelli Panasonic e Olympus (nonostante i prezzi, inizialmente quasi proibitivi) ha confermato che nel mercato c’è voglia di novità, e ci sono pochi dubbi che, prima o poi, anche i produttori dominanti dovranno confrontarsi con soluzioni simili.

Non è tutto rose e fiori per il formato Micro 4:3, però. Uno dei problemi principali, oltre all’impossibilità di realizzare un mirino ottico (peraltro ben aggirata da Panasonic con un eccellente mirino elettronico), risiede nell’autofocus. Quest’ultimo, nelle reflex, utilizza lo specchio, quindi nel nuovo formato Micro 4:3 è stato necessario studiare un’altra soluzione, simile a quella delle tradizionali compatte, che però ancora stenta a garantire prestazioni (in termini di velocità e precisione) paragonabili a quelle delle reflex professionali.

Insomma, per avere il massimo della qualità e della funzionalità, è ancora necessario scattare con una reflex. Il target “consumer”, però, è tutt’altra cosa di quello dei professionisti e potrebbe trovare irresistibile la combinazione di praticità e risultati offerti dalle fotocamere Micro 4:3. Come sempre, potranno essere solo i soldi dei consumatori a forzare il mercato e a guidare quella che potrebbe essere la più grande rivoluzione della fotografia dai tempi del passaggio al digitale.

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