Batteria Nokia Telefoni, smartphone, tablet e laptop offrono prestazioni sempre più elevate, ma l’integrazione di componenti hardware tanto avanzate reca spesso con sé un proporzionale aumento dei consumi, finendo così inevitabilmente con l’influire in modo negativo sull’autonomia dei dispositivi. La soluzione al problema potrebbe arrivare da un nuovo brevetto, depositato da Nokia lo scorso 25 febbraio e denominato Piezoelectric Kinetic Energy Harvester, relativo a una batteria in grado di autorigenerarsi potenzialmente all’infinito.

Alla base di quella che potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione non c’è però un qualche principio della fisica fino ad oggi sconosciuto, bensì lo stesso che già da decenni viene integrato in alcuni modelli di orologi, più precisamente quelli capaci di caricarsi semplicemente restando allacciati al polso.

Sintetizzando l’aspetto tecnico del brevetto, si tratta di un complesso sistema di assi posti intorno al nucleo centrale della batteria, in grado di essere azionati qualora i device venissero sottoposti a un qualsiasi movimento. In parole povere, il brevetto di Nokia riguarda la capacità di ricaricare la batteria sfruttando l’energia cinetica.

Sarà così possibile lasciarsi alle spalle i compromessi odierni tra prestazioni e autonomia. Non sarà più necessario, per esempio, disattivare i moduli WiFi e Bluetooth degli smartphone ogni volta che si termina il loro utilizzo, oppure diminuire la luminosità dei display al fine di ridurre i consumi. Sarà sufficiente tenere il proprio dispositivo in tasca durante una passeggiata per ricaricarlo.

Ovviamente non è difficile immaginare come una simile innovazione possa apportare benefici agli utenti, non più dipendenti dalla necessità di ricorrere periodicamente (molto spesso con cadenza quotidiana) al tradizionale trasformatore da collegare nella presa a muro, oppure alle più evolute stazioni di ricarica a induzione magnetica, come nel caso del Powermat.

Non è ancora ben chiaro come l’azienda finlandese sia intenzionata a introdurre sul mercato questa nuova tecnologia, ma l’averne rivendicato la paternità lascia presupporre un forte interesse verso lo sviluppo di soluzioni in grado di sfruttarla.

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