La fotografia stereoscopica, o “fotografia 3D”, non è un’invenzione appartenente all’era digitale delle fotocamere. Da tempo esistono strumenti e tecniche per la realizzazione di queste particolari immagini, ma da quando Fujifilm ha presentato la prima compatta digitale in grado di catturare foto in tre dimensioni, il fenomeno sta suscitando un nuovo interesse.
La realizzazione di uno scatto in grado di trasmettere all’osservatore la sensazione della profondità è una tecnica alla portata di chiunque possegga una semplice fotocamera, anche a pellicola. In realtà, però, affinché la magia avvenga non è sufficiente un unico scatto, bensì c’è la necessità di realizzare due fotogrammi, leggermente diversi l’uno dall’altro.
La tecnica è semplice: bisogna catturare la prima immagine, dopo di che spostare la fotocamera lateralmente senza ruotare l’inquadratura (sono sufficienti anche poche decine di centimentri) e realizzare un secondo scatto, in cui l’immagine, com’è ovvio, risulterà leggermente diversa. Stampando poi le due immagini (o visualizzandole sul monitor) e ponendole una di lato all’altra, è necessario, perché si percepisca la sensazione di tridimensionalità, osservarle attraverso una particolare tecnica: bisogna incrociare gli occhi cercando di tenere a fuoco il piano delle immagini, finché queste non si sdoppieranno ulteriormente fino a sovrapporsi, nella parte centrale, in un’unica immagine. Questa sarà composta dal fotogramma sinistro così come lo vede l’occhio sinistro e da quello destro così come è percepito dall’occhio destro, ingannando quindi il cervello umano e creando l’effetto 3D.
L’approccio di Fujifilm con la sua compatta 3D W1 è invece del tutto diverso, e cerca di rendere questa tecnica alla portata del target consumer, che, difficilmente, si cimenterà con cavalletti e scatti multipli. La fotocamera include infatti due obiettivi che catturano a ogni scatto le due immagini necessarie per comporre quella finale in 3D.
Per visualizzare questo effetto non è necessario storcere gli occhi! Basta effettuare delle specifiche stampe (servizio disponibile solo in Giappone, almeno inizialmente) oppure osservare la foto direttamente dallo schermo della fotocamera, o ancora da una speciale cornice digitale che sarà venduta a parte.
Si tratta di requisiti che limitano in parte l’effetto “divulgativo” di questa fotocamera, ma nonostante questo la nuova Fujifilm resta uno dei dispositivi fotografici più interessanti e coraggiosi del prossimo futuro, insieme alla Nikon S1000pj, prima fotocamera in assoluto a incorporare un proiettore per la visualizzazione delle immagini su pareti e altre superfici.
Che si tratti o meno di una caratteristica che riuscirà a farsi largo nel campo delle fotocamere di largo consumo, è piacevole notare come diversi produttori stiano finalmente differenziando la loro offerta con proposte realmente innovative. Il mercato, ora come sempre, ne ha bisogno.
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